Gruppo Campeggiatori Catania

PASQUA ITINERANTE

7, 8, 9 e 10 aprile 2004

GIOVEDI' SANTO A MARSALA

PROCESSIONE DEI MISTERI - VENERDI' SANTO A TRAPANI

10 e 11 aprile 2004

GLI ARCHI DI PASQUA DI SAN BIAGIO PLATANI

PROGRAMMA ACCOGLIENZA GRATUITA CAMPERISTI

Giovedì  Santo a Marsala  

Le  Associazioni Camper Club Lilybeo e Air Camp Sicilia Occidentale, con il patrocinio del Comune di Marsala hanno il piacere di accogliere i camperisti in visita nella Città di Marsala nei giorni delle rappresentazioni Pasquali.  L’ospitalità offerta è del tutto gratuita  e sarà effettuata presso il piazzale attrezzato e custodito dello Stadio Comunale di Marsala.
Mercoledì 7 aprile

Ore 10.00 Inizio Accoglienza

Ore 15.00 Visita con bus navetta gratuito agli stabilimenti e museo garibaldino FLORIO;

Ore 18.00 Rientro al piazzale e serata libera.

Ore 20.30 rappresentazione al Teatro Impero, della morte e passione di Cristo. (Bus navetta anche per il rientro)
Giovedì 8 aprile
Ore 09.30 Visita con bus navetta gratuito agli stabilimenti PELLEGRINO Saluto dei Clubs organizzatori, degustazione dei vini.

Ore 13.00 Presumibile rientro al piazzale e pranzo libero.

Ore 14.00 inizio spola bus navetta ogni 30 minuti  per il centro cittadino e i luoghi della processione.

Ore 20.00 fine servizio bus navetta

Cena libera.

Ore 21.30 giochi e simpatici cadeaux da parte delle Associazioni ospitanti e varie.
Venerdì 9 aprile
Ore 09.30 Servizio bus navetta gratuito in escursione al museo del Carmine, museo degli Arazzi Fiamminghi. Al complesso Monumentale di San Pietro, saluto del Sindaco e delle autorità comunali, in tale sede si terrà una conferenza/dibattito sul tema: “il Turismo itinerante e le sue problematiche”. Alla fine della conferenza verranno offerti: il cocktail e le targhe ricordo a tutti i Clubs convenuti, gentilmente offertici dal comune di Marsala.
Ore 13.00 Presumibile rientro al piazzale.
Ore 15.00 Servizio bus navetta gratuito in escursione alle Saline e museo del sale, zona isola di Mothia
TRASFERIMENTO A TRAPANI

   
Venerdì Santo  a Trapani  


 

Venerdì 9 aprile
dalle ore 8.00  Accoglienza e sistemazione dei mezzi in Piazzale Ilio sito nei pressi del Palazzetto dello Sport. Per raggiungere il luogo, dopo aver percorso l'Autostrada A29, seguire la diramazione per Trapani e quindi per il porto. Saranno comunque disposte opportune segnalazioni che guideranno sul luogo anche in caso di provenienze diverse.

Per tutto il tempo dell'accoglienza è attivato anche un servizio di ascolto sul canale 13 per chi, in prossimità dell'arrivo, volesse chiamare per avere assistenza.

All'arrivo gli equipaggi riceveranno tutte le informazioni necessarie per visite nei dintorni oltre che materiale informativo e prodotti tipici locali forniti dal Comune.

Sarà a disposizione degli equipaggi un Bus navetta per il centro e per il Museo Pepoli mentre i Bus di linea per Erice Vetta effettueranno delle deviazioni passando dal piazzale per prelevare gli equipaggi.

L'area di sosta è custodita e predisposta con servizi igienici ed inoltre è assicurata per gran parte della giornata la presenza dei soci del club AIR CAMP SICILIA OCCIDENTALE a cui sarà possibile rivolgersi per qualsiasi necessità.

Dalle ore 14 alle ore 21 saranno disponibili Bus navetta per i luoghi della famosa Processione dei "Misteri" con guide anche di lingua tedesca e inglese.
Sabato 10 Aprile
Dalle ore 8.00 alle ore 12.00

Dall'area di sosta verranno effettuate partenze, programmate la sera prima, per la visita del Museo del sale sito al centro delle saline trapanesi e per la visita guidata del Museo Pepoli.

Partiranno inoltre bus navetta per il centro per assistere al rientro dei "Misteri" portati in processione per tutta la notte.

Ore 14.00 Trasferimento a San Biagio Platani oppure a Piana degli Albanesi

   

 

GLI ARCHI DI PASQUA DI SAN BIAGIO PLATANI

  Sabato 10 e Domenica 11 aprile

Tra tutte le manifestazioni che celebrano la Santa Pasqua, quella che si svolge a San Biagio Platani è sicuramente una delle più suggestive. Questo rito che nasce dal culto della Madonna e di Cristo, pone le sue radici nel '700, quando ancora il paese non contava mille abitanti. A questa tradizione si deve la nascita delle due confraternite, Madunnara e Signurara, che con tanta passione rinnovano di anno in anno questa meravigliosa manifestazione. Questa divisione del paese nelle due confraternite non da origine ad un antagonismo violento, ma ad una competizione vivacissima ed appassionante, che si conclude la notte di sabato, quando ciascuna confraternita allestisce la parte del corso che le compete. La preparazione, che inizia qualche mese prima della Pasqua, richiede una grande quantità di materiale, tutto rigorosamente concesso dalla natura. Quelli più largamente usati sono le canne, il salice, l'asparago, l'alloro, il rosmarino, i cereali, i datteri, e il pane, ognuno dei quali è ricco di un alto significato simbolico. La parte più importante è costituita dagli archi centrali, origine storica della manifestazione, sotto i quali la domenica mattina avviene l'incontro tra Gesù risorto e la Madonna. Di anno in anno, viene cambiata l'estetica del corso, mentre resta invariata la struttura architettonica, costituita dall'entrata, dal viale e dall'arco. L'entrata rappresenta la facciata di una chiesa, il viale la navata e l'arco, opposto all'entrata, l'abside della chiesa stessa.

SIGNIFICATO STORICO DEGLI ARCHI. Il suo significato religioso è molto evidente, volendo rappresentare il trionfo di Cristo sulla morte. Ma gli archi affondano le sue radici nella miseria in cui versava la popolazione nel '700, il cui allestimento serviva appunto a far dimenticare la povertà. Oggi sono cambiate molte cose, e pur continuando ad avere un significato religioso, hanno lo scopo di attirare una grande folla di cittadini e forestieri per assistere a questo spettacolo religioso, culturale ed artistico.

Quest’anno la manifestazione partirà l'11 aprile (giorno di Pasqua) e durerà fino al maggio. Per tutto questo periodo il Comune metterà a disposizione dei camperisti lo stadio comunale con possibilità di effettuare gli scarichi  presso le stesse toilette dello stadio e possibilità di scarico anche per i vecchi camper (tipo nautico) presso apposita postazione.

Il servizio che il comune mette a disposizione è gratuito, ma per ovvi problemi organizzativi si prega gli interessati di far pervenire prenotazione almeno 10 gg. prima chiamando in sede al nr. 095.525207 o 347.5236440

   
Pasqua a Piana degli Albanesi  

I costumi tradizionali femminili

Il costume tradizionale femminile, come la lingua e il rito, è uno dei segni più evidenti della diversità culturale degli arbëreshë. È una singolare espressione d’autocoscienza locale che manifesta anche in questo modo la volontà di conservare insieme identità e tradizioni.
Gli abiti tradizionali, pur se vengono ancora tramandati da madre a figlia e conservati gelosamente, sono ormai sempre più lontani dalla loro destinazione originaria avendo perso il legame con gli eventi. Non sono più abiti ma costumi e sono diventati strumenti di identificazione che assolvono quasi esclusivamente a funzioni simboliche circoscritte ad alcune occasioni: il giorno delle nozze, la Settimana santa ed altre poche cerimonie religiose e festive.
Anche le attività lavorative correlate hanno un rilievo molto importante e offrono un illuminante spaccato socio-economico. L’impiego di manodopera quasi esclusivamente femminile rinvia, infatti, ad una divisione del lavoro, nella società e nella famiglia, di tipo tradizionale, attualmente in via di definitivo superamento. Le donne, avviate a questa attività sin dall’infanzia, gradualmente raggiungevano una perizia tecnica che consentiva loro di provvedere direttamente alla preparazione del corredo.
La gran parte della produzione dei manufatti è dovuta storicamente a questo artigianato domestico che, pur basato su canoni di pura riproduzione dei motivi, ha raggiunto livelli artistico-estetici spesso ragguardevoli con il concorso del gusto personale delle operatrici, la cui formazione non si esauriva nell’ambito familiare ma, specialmente dal secolo XVIII, ha potuto beneficiare di una vera e propria scuola di ricamo quale era a quel tempo il Collegio di Maria di Piana degli Albanesi, dove le suore, specialiste nel ricamare l’oro, confezionavano il tradizionale abito e dove ancora oggi esiste una esposizione permanente di quei ricami.

Le origini
In oltre cinque secoli il costume ha risentito di diverse influenze e trasformazioni che rendono difficoltoso ricostruirne il percorso evolutivo e quindi le origini.
Bernardy osservava che il costume arbëresh «appartiene al mondo albanese rifugiatosi in Italia in seguito alle oppressioni turche alla fine del secolo XV e il principio del XVI secolo e conserva il suo carattere orientale nelle forme e nei colori della camicia, del corpetto e del copricapo»[1]. E in Albania, fino al XIV secolo, il costume subì l’influsso orientale e bizantino visibile nel drappeggio più ampio, nelle maniche lunghe e larghe, nell’impreziosimento delle stoffe, nell’utilizzo della seta e dei ricami d’oro e d’argento, e soprattutto nella policromia dei tessuti.
Dal XV secolo si cominciarono a sentire anche i primi influssi occidentali. La moda italiana del ‘500 e ‘600, che a sua volta aveva subito influenze orientali, è l’ambito dentro il quale si attivarono i processi che avrebbero dato vita a questi abiti e molti in questo senso sono i riferimenti documentari e iconografici in qualche modo utilizzabili per tentare una ricostruzione delle loro origini: numerosi ritratti, eseguiti nel ‘500 e nel ‘600, di dame italiane in abiti del tutto simili alle ncilone; l’ampia gonna raccolta in vita da numerose piegoline lan­ciata nel campo della moda europea di allora da Caterina De Medici; la famosa “Fornarina” di Raffaello con le maniche attac­cate al corpetto tramite laccetti che lasciano sbuffare ai lati la camicia; il velo portato in vario modo in incisioni veneziane del ‘600; l’Annunziata di Antonello da Messina con la sua mantellina azzurra diventata un capo fondamentale del costume arbëresh; il presepe storico della reggia di Caserta, dove si nota che kurorët (fasce di rete d’oro lavorate a tombolo) ornano numerose gonne dei personaggi femminili settecenteschi; le stampe di Houel e di Vuiller del ‘700; gli atti dotali più antichi che documentano il costume sin dal ‘500.
Questi spunti, per quanto significativi, non consentono tuttavia di andare oltre alle supposizioni e ad una generica contestualizzazione estetico-cronologica, lontane entrambi da una ricostruzione di quei passaggi riscontrata e definitiva.
Se l’abito femminile tradizionale si è comunque ben conservato altrettanto non si può dire per quello maschile caduto in disuso o forse mai esistito in forma stereotipa­ta. Alla fine degli anni ‘50, per esigenze sceniche in occasione di una rappresenta­zione teatrale al Teatro Biondo di Palermo, il costumista creò un costume maschile di ispirazione balcanica che richiamava quello femminile. Da allora una quindicina di questi costumi vengono indossati negli appuntamenti turistici più importanti.

Le tipologie
Una classificazione degli abiti può essere effettuata sulla base della loro destinazione d’uso tenendo preliminarmente presente che gli abiti invernali si caratterizzano per la qualità dei tessuti (panno, lana e velluto) e per la maggiore sobrietà dei colori (in prevalenza nero) mentre gli abiti estivi si differenziano per caratteristiche cromatiche più vivaci (in prevalenza rosso) e per stoffa (seta, taffetas, raso, crèpe georgette, cotone).
Abito della festa. Quest’abito, oggi usato indifferentemente in qualsiasi occasione di festa, veniva tradizionalmente indossato nelle ricorrenze più importanti (S. Giorgio, Vergine Odigitria, S. Demetrio), nei battesimi e nei matrimoni. Si compone di una gonna di seta rossa arricciata in vita, proposta in due versioni: ncilona, ricamata diffusamente in oro con motivi floreali, e xhëllona me kurorë, adornata a partire dall’orlo con fasce d’oro (kurorë) o d’argento lavorate a fusello.
Altre componenti sono: il grembiule nero o bleu di pizzo (vanterja); il busto (çerri); la camicia di lino bianco (linja) a maniche lunghe e ampie; il corpetto (krahët) rosso ricamato in oro senza maniche o il giubbino (xhipuni); il merletto (petini) che ricopre la parte superiore del seno; la mantellina (mandilina) di seta azzurra con l’orlo ricamato in oro; la cintura in argento con placca frontale (brezi); un certo numero di fiocchi (shkokat) il cui numero di petali varia secondo la collocazione: fiocco del capo (shkoka te kryet), fiocco anteriore (shkoka përpara), fiocco posteriore (shkoka prapa).
Esisteva anche una versione invernale di quest’abito, usato dalle donne sposate, i cui componenti essenziali erano: un’ampia gonna di panno nero, il giubbino (xhipuni) con collare e polsini (pucet) ricamati in oro a punto pieno, mantellina bianca e fiocco per il capo.
Completano il costume i gioielli: orecchini pendenti (pindajet) d’oro rosso o bianco con pietre preziose incastonate (diamanti, smeraldi, rubini); girocollo di velluto con pendente (kriqja e kurçetës) anch’esso con le medesime pietre preziose incastonate; anello con diamanti grezzi a forma rotonda (domanti); collana a doppio filo di pietre di granata chiusa in più punti da sfere di filigrana (rrusarji) con pendente di varia forma contenente in origine una reliquia.

Abito nuziale
Se l’uso degli abiti tradizionali va man mano riducendosi alla sola giornata di Pasqua, l’abito nuziale invece è ancora largamente utilizzato e preferito al comune abito bianco. Questo costume non è che l’abito della festa nella versione con ncilona. Gli elementi che lo caratterizzano sono: le maniche, in seta rossa ricamata in oro con motivi floreali, chiuse ai lati esterni da dodici fiocchi a quattro petali; il velo (sqepi) color crema fissato ai fianchi sulla cintura (brezi); copricapo (keza). Antecedente all’uso dell’abito in seta ricamato in oro, era l’uso di un abito in broccato ricamato con fili di cotone multicolore su disegni a soggetto floreale (pampinija) evolutosi successivamente con l’utilizzo di tessuto damascato.

Abito di mezza festa
Non è che l’abito della festa nella versione con la gonna ad una o due fasce (xhëllona me një o me dy kurorë), con giubbino (xhipuni) e con un numero inferiore di fiocchi. Quest’abito, completato dalla mantellina, veniva usato per andare a messa ed in processione.

Abito del lutto
Caduto ormai in disuso, questa versione dell’abito comprendeva una gonna di taffetas nero (fodhija) con l’orlo listato da velluto

   
Sabato 10 aprile, lasciata Trapani, dopo avere ammirato estasiati i "Misteri" e dopo avere visitato le Saline ed Erice, se abbiamo scelto di non proseguire per San Biagio Platani, possiamo dirigere il nostro autocaravan verso Piana degli Albanesi. Altro suggestivo scorcio della Sicilia, questa volta bizantina, per ammirare i costumi tradizionali delle donne albanesi di Piana.

L'area di sosta si trova all'ingresso del paese ed è segnalata.

La Domenica di Pasqua, dopo la funzione pasquale della mattina, sfilano nella Cattedrale di San Demetrio le donne agghindate con i tipici costumi. Segue il sorteggio del "brezi" (cintura) e la benedizione delle uova rosse.

 
Nel pomeriggio "obbligato" il trasferimento a San Gregorio di Catania, dove convoglieranno tutti i camper in giro per la Sicilia, per assistere ai festeggiamenti in onore del Santo Patrono San Gregorio Magno. Il Lunedì dell'Angelo, dopo la tradizionale "fera do luni di Pasqua" e dopo esserci deliziati alla "Sagra delle delizie", assistiamo alla spettacolare Cavalcata storica e corteo e la Giostra Cavalleresca dei Paternò (leggi il programma)