GRUPPO CAMPEGGIATORI CATANIA

CAPODANNO 2006 IN LIBIA

 

1)   Gaetano ed Angela   (capo gruppo) Catania
2)   Pino e Giovanna       (amici  soci) Caltanissetta
3)   Nino e Adele            (soci) Catania
4)   Mimmo  e Anna       (soci) Catania
5)   Felice e Vera           (amici  soci) Catania
6)   Michele e Pina         (amici  soci) Catania
7)   Nino e Mariella         (amici  soci) Milazzo
8)   Bruno  e Lea            (amici  soci) Verona
9)   Gino e Angiola         (amici  soci) Verona
10) Vito e Maria Grazia  (soci) Catania

Il viaggio in Libia è condizionato dall’espletamento di numerose pratiche, come l’invito da parte di una agenzia turistica libica, il visto del Consolato libico in Italia, l’accompagnamento obbligatorio della carovana dei camper, da parte di un poliziotto e di una guida turistica libica, l’imposizione sulle nostre targhe di targhe libiche, ai fini dell’assicurazione e tante altre pratiche burocratiche.

Il capo gruppo Gaetano Fazio, delegato del Club Campeggiatori Catania, insieme alla moglie Angela, impareggiabile e insostituibile, ha curato  tutto l’iter burocratico, ha organizzato con l’aiuto della guida l’approvvigionamento di gasolio, acqua e posteggi ove stazionare, sicché il viaggio si è svolto per noi camperisti, senza alcuna preoccupazione e senza  alcun intoppo.

Lunedì  26/12
Catania - Porto di Palermo, Km 226                                                          

Partiti puntuali alle  h. 18  dal  rifornimento  “Gelso Bianco “ i  catanesi  giungiamo alle  h 21 al porto di Palermo  dove ci raggiungono  Pino e Giovanna provenienti da Caltanissetta e Nino e Mariella da Milazzo;  Gino ed Angiola  arriveranno più tardi con i loro “ piccoli “ Veruska, Regina e Geppetto, mentre Bruno e Lea li incontreremo il giorno dopo sul  traghetto,  essendosi imbarcati  a Salerno. Ci posizioniamo proprio sulla banchina dove domani attraccherà il traghetto  e cominciamo  a fare le prime presentazioni  per poterci conoscere.  Si cena e si va a dormire.

Martedì  27/12
Porto di Palermo - Porto di Tunisi  “ La Goulette“

Gaetano e Michele  alle h 7 sono  già in movimento per il disbrigo delle pratiche di espatrio e di imbarco!  Gino ed Angiola con i loro tre cuccioli  bastardini, li troviamo alle prese con le……pulizie!  Angiola è preoccupata perché ancora  i “ piccoli “ non hanno fatto le loro cosine!

Ci imbarchiamo alle h 9  e ci diamo appuntamento nel salone della nave. Con sorpresa  troviamo tutti i tavoli occupati! La nave traghetta soprattutto passeggeri tunisini che rientrano a casa per le feste e per la “ festa  del montone”; bagagli enormi invadono corridoi e angoli! C’è di tutto e di ogni rappresentante del serraglio umano! Gaetano, non si sa come, riesce a trovare alcuni tavoli per noi. Ci hanno raggiunto anche  Bruno  e Lea,  siamo al completo!  Continuano le presentazioni e cominciamo ad approfondire la nostra conoscenza,….sembriamo un bel gruppo e abbastanza omogeneo (queste prime impressioni saranno successivamente confermate  dalla lunga convivenza).

Partiamo in ritardo, alle h 12, e inizia la lunga fila per il pranzo al self service, offerto dall’organizzazione. Gaetano ed Angela hanno portato i dolcetti siciliani e lo spumante che ci  vengono offerti e che tutti gradiamo moltissimo. E’ proibito scendere ai camper, ma ….da buoni Italiani, tutti, a turno scendiamo per un pisolino, o per la pipì o perché proibito!

Alle h 21 sbarchiamo a Tunisi: la temperatura è scesa sugli 8° e inizia la trafila della dogana e della polizia. Usciti dal porto, posteggiamo subito in una grande piazza dove ci prepariamo a trascorrere la notte, in tutta tranquillità. 

Mercoledì  28/12
La Goulette - Frontiera libica – Rass Ajdir Km 642

Sveglia prestissimo!  Partenza alle h 8.  primo  rifornimento di una   lunghissima  serie.

Partiamo incolonnati: Gaetano apre la colonna e Vito la chiude. Percorriamo il lungo istmo che chiude il porto, avendo di fronte le bianche case di Tunisi e sulla destra alcune colonie di fenicotteri rosa  posate sulle acque blu intenso della laguna. La strada è molto trafficata, raggiungiamo  l’autostrada: attraversiamo uliveti ben curati e alcuni  mandorleti, terreni ben coltivati altri meno e come  recensione, spesso lunghi filari di ficodindia. Si fa una pausa per noi e per i cuccioli  di Angiola , che vengono presentati ufficialmente al gruppo. La temperatura è salita: 15°!

Finita l’autostrada, inizia un paesaggio più tunisino: lungo la strada, villaggi formati da numerose botteghe,  per lo più a pian terreno  con esposte  mercanzie delle più varie; numerose macellerie con esposizione di velli di pecore  e delle loro carni  a quarti o intere,  fanno mostra di se. Vi sono quasi sempre dei barbecue dove vengono arrostite le carni macellate e il profumino è molto invitante! Qualche caffetteria intercala le botteghe, farmacie, venditori di polli vivi e casalinghi di ogni genere. In ogni villaggio si trova sempre l’immancabile  moschea con il suo minareto. Abbiamo visto nei campi solo donne, alcune  accovacciate a terra a raccogliere olive, altre arrampicate su scale in legno, con gradini altissimi, per raccoglierle dai rami. Tutte indossano abiti  o gonne molto lunghe ed hanno il capo sempre coperto.

Ritornando lungo la costa, a Gabes,  rivediamo una colonia di fenicotteri, stanziati su un mare di color blu cobalto. Avvicinandoci  al confine libico vediamo numerosi venditori di gasolio, custodito in  grosse tanniche di plastica.  A  Kettana, numerosi venditori di ceramiche offrono i loro prodotti artigianali: piatti, tagine, tegami, boccali dalle decorazioni multicolori.

E’ quasi buio, ma Gaetano ha una sorpresa per noi! Facciamo una piccola deviazione raggiungiamo Metameur, dove uno spettacolo affascinante e misterioso ci fa dimenticare la stanchezza della lunga traversata! Si tratta di un granaio fortificato, tipica costruzione berbera che rivedremo anche in Libia;  sorge all’interno di un grande cortile a cui si accede da un arco. Le luci illuminano la pietra rosata e le numerose porticine disposte a più piani, come chiusure ai magazzini che custodivano  le derrate di tutta la comunità. Una donna berbera, nel suo costume variopinto, ci offre delle focacce di pane, cotto sulla brace di un fuoco presso il quale è accovacciata, mentre un vecchio, ci offre, più in là, del thè, in una stanzetta addobbata di tappeti, cuscini, vasellame in ceramica.

A malincuore lasciamo il posto per raggiungere, alle h 21, Ben Guerdame, raggiungiamo Rass Ajdir, dove inizia la lunga trafila della frontiera. Alle h 23,45 passiamo il confine dove siamo attesi dalla guida Marami ( il suo vero nome è, per noi, davvero impronunciabile!) e dal poliziotto, Akram, che, targhe arabe alla mano, ci invitano a porle sul  davanti del camper a coprire la targa italiana e posteriormente, all’interno della finestra. Ci viene consegnata anche una carpetta con tutta la documentazione relativa al camper, da restituire al nostro rientro. Finalmente ci sistemiamo, sul posto, per la notte, nel piazzale di un albergo di frontiera.  

Giovedì  29/12
Rass
Ajdir  -  Nalut temper. 11°Km 270                                              

Al suono del fischietto di Gaetano, si parte alle h 9, ora locale (abbiamo portato le lancette dell’orologio un’ora avanti), avendo avanti alla colonna, la macchina di Marami con Akram e un altro giovane che fa tirocinio per diventare guida; da questo momento la colonna avrà sempre questa formazione.  La giornata  non è delle più belle, Angela, attraverso il C.B. ci da il buon giorno e il ben arrivati in Libia! Su tutti i camper abbiamo attivato i baracchini che serviranno per le comunicazioni di Gaetano: informazioni sul percorso, sulla presenza dei posti di polizia, sulle buche e i dossi lunga la strada. Infatti si è rivelato indispensabile un mezzo di comunicazione fra i camper; i telefonini non captano il segnale in quanto la Libia non ha accettato alcun contratto con le linee estere (notizie forniteci dall’informatissimo Marani).

Usciti dal posteggio facciamo gasolio e quindi percorriamo l’unica strada esistente, fiancheggiata dalle tipiche botteghe, già viste in Tunisia: lunghe strutture rettangolari, formate da singoli quadrati con piccolo portico dove vengono esposte le mercanzie. C’è di tutto! Gomme per auto, tubi di scappamento di ogni tipo, coperte, vestiti, water, lavandini, carne, frutta, verdura, detersivi etc. Marami ci ha riferito che si tratta di un mercato specificatamente organizzato per i tunisini, in quanto i prezzi sono inferiori a quelli del loro paese.  Il tutto in un grande disordine e in mezzo a rifiuti di ogni genere, che, purtroppo saranno presenti ovunque, anche nelle oasi e, talvolta, anche in pieno deserto, lungo le piste! Manca la cultura della raccolta dei rifiuti e, tecnicamente, pur volendo, non c’è dove poterla riporre.

Attraversato l’abitato, primo impatto con  il deserto libico: sabbia mista a steppaglia  con tantissimi cumuli di rifiuti.  Attraversiamo alcuni villaggi: vediamo che sono in costruzione nuove abitazioni, ma l’impressione è che manchi un piano che regolarizzi il sorgere di nuove case e strade; fra l’altro solo la strada maestra, percorsa da noi, è asfaltata, le altre sono di sola sabbia.

Proseguendo incontriamo diverse mandrie di cammelli che fotografiamo. Il deserto cambia continuamente di colore e di forme: ora  la sabbia appare dorata, ora rossa o quasi nera, ora il deserto è piatto, ora appare collinoso; in lontananza vediamo il Gebel Nafusah, piccola catena montuosa. La strada è abbastanza buona;  inoltrandoci,  in certi punti, è invasa  dalla sabbia;  riconosco arbusti di tamerici e di ginestra; peccato che il sole  non ci sia e di tanto in tanto pioviggina!  La strada comincia a salire, in  lontananza, in alto si intravedono delle abitazioni, la strada ora affronta dei veri tornanti, e saliamo a 600 metri. Uno spettacolo stupendo ci appare all’improvviso: centinaia di cellette semidiroccate, quasi un alveare e tanti pittoreschi ruderi di tombe, di case di fango e pietra rosata, affiancano la strada! Continuando a salire  possiamo vedere, in basso, il deserto, qualche palmizio, macchie di verde e davanti a noi il bellissimo riflesso dei pochi raggi di sole sui resti archeologici, ora rosa, ora rosso scuro ora grigio. Entrando nella città, attraversiamo un arco di legno e striscioni di carta, con grande poster di Gheddafi e versetti del Libro Verde. La guida ci fa posteggiare davanti ad un albergo, quindi pranziamo e nel primo pomeriggio andiamo a visitare il famoso granaio fortificato e il villaggio berbero, risalenti circa a mille anni .  E’ posto all’interno di mura e entriamo attraverso una porta: l’interno è ancora più suggestivo con le pareti traforate dalle cellette che si alzano anche a cinque livelli.

Facciamo un giro fra i ruderi del villaggio e rientriamo perché pioviggina e fa molto freddo. La cena, offerta dall’organizzazione, si svolge in un locale caffetteria del posto; un po’squallido in verità, ma in compenso la cena a base di zuppa di verdure piccantissima, cuscus e pollo, è abbastanza buona.

Angiola, allergica al peperoncino, non potrà mai gustare le pietanze del luogo. Miracolosamente, da sotto il tavolo, escono bottiglie di “coca cola”, che versano vino!  Lungo la strada abbiamo incontrato soprattutto uomini avvolti nel caratteristico barracano bianco o marrone,  di lana di pecora; ottimo  per ripararsi dal vento e dal freddo. Poche donne, sempre con abiti lunghi e grandi scialli colorati che dalla testa scendono a coprire tutto il corpo, lasciando scoperti solo gli occhi e talvolta un solo occhio! Incontriamo anche delle donne giovani  e vestite all’europea , ma con il capo sempre coperto da fazzoletto serrato sotto il mento. Chiediamo notizie sulla città nuova a Marami  (parla benissimo l’italiano, ha una spiccata personalità, talvolta appare anche autoritario, scuola coranica fin dall’infanzia, iscritto in una facoltà umanistica a Catania) che, con molto orgoglio ci dice che a Nalut vi è anche l’università dove si studiano materie attinenti l’archeologia.

Piuttosto infreddoliti rientriamo ai camper.

Venerdì   30/12
Nalut
  -  Gadames  temperat. 8°    Km360                                 

Partenza puntuale alle h 8, continua a piovigginare, è quasi buio! Lasciamo Nalut  tra la…..nebbia e ci dirigiamo verso Gadames. Siamo ancora sull’altopiano e procediamo piano, la strada anche se stretta è buona e diritta a tiro di schioppo, quasi nullo il traffico. Cominciamo a scendere, ma c’è sempre molto freddo, non piove più, la visibilità è migliorata e il deserto ci appare in tutta la sua bellezza! Ci fermiamo all’oasi di Sinawin e successivamente a quella di Dirj, dove pranziamo.

Le oasi sono ricche di vegetazione ma, anche di spazzatura, sembra tutto abbandonato. Si riprende  la strada e il deserto ci appare come una enorme distesa piatta fino all’orizzonte, è proprio un “mare” di sabbia! Alle h 16 si arriva a Gadames, siamo sempre  sui 350 metri, ma la temperatura è salita a 13,5°, posteggiamo accanto al ristorante dove ceneremo il 31 notte.

Sabato  31/12
Gadames
  -  Dune  temperat. 10 °   Km 20                                                

La mattinata è dedicata alla  visita della città vecchia, l’antico centro carovaniero, dichiarato dall’Unesco “ Patrimonio dell’umanità”, qui sorgeva la fonte d’acqua che ha dato origine all’oasi e alla città. Oggi la città nuova è riconosciuta come capitale dei Tuareg. Questo luogo era già conosciuto in età preistorica, ed è stato oggetto di varie dominazioni, dai romani, ai bizantini, agli arabi, compresi gli italiani. Venne bombardata durante la 2° guerra mondiale e ne conserva le ferite. E’ una città con le stradine coperte, si vedono le travi ricavate dai tronchi delle palme, mentre le pareti sono tutte imbiancate di calce, illuminate soltanto dalla luce naturale che penetra da alcuni pozzi di luce, piccole piazze adibite alle riunioni sociali.  Il tutto crea una suggestione infinita; è un labirinto ove si rischia di perdersi; oltre la nostra guida, abbiamo una guida del luogo: è un discendente di una  famiglia che possedeva, nel passato, tutto un quartiere ed è ancora  proprietario di diverse abitazioni;  fra le altre notizie ci dice  che la città, nel passato, ospitava 9.000  abitanti.

     

  Visitiamo una di queste abitazioni con gli arredi tradizionali del passato. Tappeti, cuscini, specchi, piatti in ottone  con mille incisioni, arredi coloratissimi!

Dall’alto scopriamo i giardini, gli orti, i palmizi ancora rimasti, tutto dentro le mura per proteggerli dal vento e dalla sabbia. Vediamo le terrazze che comunicavano le une con le altre dando luogo ad  un’altra città parallela, il regno delle donne, mentre gli uomini vivevano il livello più basso. Sono in corso molte opere di restauro. Rientriamo per il pranzo e alle  h 16 ci avviamo con tre camper  (Gaetano, Bruno e Michele) verso le dune vicine. Si cammina  lungo una pista abbastanza  agevole, peccato che il sole non si veda!


Arriviamo in un campo di tende: Tuareg, nei loro costumi colorati e con i  turbanti color blù cobalto, offrono i loro prodotti artigianali, dolciumi, thè, focacce di pane cotte sotto la cenere.

Dromedari altissimi,  con selle coloratissime, affiancati da guide in costume, si offrono per gite sulle dune, mentre  famiglie, sempre di Tuareg, al completo, sono pronte a farsi fotografare per 2 dinari! Ci accingiamo a salire, a piedi, sulla grande duna: c’è tanta gente venuta per assistere al tramonto del sole, guardare dall’alto il deserto sottostante e dare un primo sguardo al Sahara.

Rientriamo per la cena e ci “agghindiamo” per festeggiare l’anno nuovo.

Il  ristorante è abbastanza elegante e vi è una lunga tavola preparata per noi. La cena è ottima: minestra di verdure e carne piccante, cuscus e piatto tipico di uova ricoperte di carne, carne di cammello (buonissima!), patatine fritte e frittatina di patate. Angela ha preparato il cotechino  con le lenticchie e da sotto il tavolo emergono coppe “scure”! A mezzanotte andiamo a brindare in giardino  per assistere ai giochi d’artificio, portati da Gaetano e accendere le fiaccole portate da Pina. Sturiamo lo spumante, apriamo i panettoni e allegramente ci scambiamo gli auguri! Assistiamo al nascere di un idillio tra Adele e Michele sotto gli occhi “vigili” di Nino e Pina!

Domenica  01/01/06
Ghadames - ash  Shuwayrif  temperat.6°/7°     Km  582 

Ci dirigiamo verso est  per attraversare ancora un deserto: l’Hamadah al Hamra. Strada a tiro di schioppo. Paesaggio molto piatto, pietroso e…deserto! Siamo veramente soli! Rari cespugli e pietre e ….pietre! Proseguiamo verso est: cumuli di spazzatura e i primi uccelli!.....corvi neri. Ci dirigiamo verso, al Qaryat: è un deserto completamente piatto, senza alcuna vegetazione, né dune, né rilievi. Dopo circa Km 100 di questo paesaggio, ai lati della strada, improvvise pozzanghere d’acqua con qualche ginestra. Pulviscolo di  pioggerellina e nebbia!  Ci fermiamo per la sosta  pranzo e subito dopo riprendiamo il lungo e monotono viaggio interrotto dalla vista di mandrie di cammelli al…pascolo e di qualche rarissima macchina! Arriviamo finalmente ad Shuwayrif, dove posteggiamo accanto ad un luogo di preghiera. E’ quasi buio, ma assistiamo ad un bel tramonto.

Subito dopo  il villaggio, o meglio i numerosi negozi posti ai lati della strada, si illuminano  e ci mostrano il solito spettacolo di negozi alla rinfusa;  notiamo anche un ristorantino alla buona  con barbecue  acceso e braciole di montone, pronte per essere arrostite; il profumino è invitante ed entriamo per  cenare.  Ottima cena, specialmente la zuppa e il montone. .

Lunedì 02/01 
ash Shuwayrif-campeggio Tekerkiba   temperat. 5°/6°    Km 538

Giornata splendida! Siamo diretti sempre verso sud, fa freddo e la temperatura è scesa ancora; il paesaggio è vario: ora piatto fino all’orizzonte, ora interrotto da leggeri declivi o da improvvisi coni ricoperti di pietre nere; qualche raro albero come tamerici ed acacie. Siamo circa a 500 metri e la temperatura è risalita sui 10° / 11°. Dopo Birak il deserto muta aspetto: è il deserto che noi abbiamo sempre immaginato! Dune di sabbia, palmizi, anche se pochi, serie di gobbe dorate poste in fila come tante gobbe di cammello! La temperatura è ancora salita, 18°; attraversiamo una zona verde costituita da orti con filari di pini come frangivento, palmizi, eucalipti, qualche baracca di pietre di fango, pecore al pascolo con guardiani imbaccuccati in larghi barracani e…… cumuli di spazzatura. Scopriamo d’essere arrivati a Sebha; entriamo in città: solita confusione, spazzatura ovunque, pur essendo una città moderna,  l’impressione  che se ne ha, non è di sicuro positiva.  Ci si ferma per fare delle spese e per il pranzo e  dopo un riposino, si riprende il viaggio: La strada è piuttosto dissestata, direzione ovest, la temperatura sui 20°, come a Sebha: Attraversiamo lunghe distese pianeggianti: pietre, pietre e sabbia! interrotte da coni e dune ricoperte da pietre nere, lava millenaria! È difficile immaginare che, anche decine di millenni fa, queste pianure fossero ricche di vegetazione e di vita! Assistiamo ad un evolversi di tramonto stupefacente: colori dall’azzurro al violetto, al grigio con sprazzi di luce rossa che si fanno largo fra le nuvole  mentre la luce, piano, piano, si tinge di rosa. Alle h 19 arriviamo a Tekerkiba, il campeggio base, da dove con i fuoristrada visiteremo la zona dei laghi e le incisioni rupestri. La temperatura è di 16°. C’è molto movimento, numerosi camper di italiani,  fuoristrada  che   riportano al campo i turisti, guide tuareg, berbere con i loro copricapo caratteristici e dalle lunghe tuniche. Ci posteggiamo tutti in fila e andiamo  a conoscere il luogo che ci ospiterà per due notti. Docce calde e bagni decorosi, un piccolo bar/ristorantino, il posto del telefono e del cambio; ma per noi è una metropoli!                              Da Catania  Km 2594.

Martedì   03/01
Takerkiba   -   Uadi  Matkandush           circa  Km 360

Partenza alle h 8,30,  siamo sei fuoristrada, ogni equipaggio è formato da quattro viaggiatori e l’autista del mezzo. Siamo diretti verso un canalone, il letto, ora asciutto, del millenario fiume posto fra l’altopiano roccioso e la sabbia dell’Adahan  Marzuq. Attraversiamo un deserto sassoso e piatto a perdita d’occhio;

 

 

Bisogna tenersi ben, bene, perché è un continuo sobbalzo. All’improvviso in mezzo alla più grande desolazione, appaiono campi verdi ed irrigati con sofisticati  impianti d’irrigazione! Sono campi di cereali e erba per foraggio, progetti statali, come ci informa  Marani.

La pista è ora veramente dissestata, alla sabbia e alle pietre si sono sostituiti ciottoli, anche grossi, neri, taglienti. L’andatura si abbassa quasi a passo d’uomo: è una pista veramente dura! Arriviamo al canalone dopo quattro ore e aver percorso circa  Km 180! Ci si ferma in uno spiazzo per il pranzo: sotto una tenda, approntata per la sosta, vengono stese delle stuoie, portate da Marami, dove accovacciati (chi vi riesce!) o in ginocchio o in piedi mangiamo  l’ottima pasta fredda preparata da Angela,  formaggio, salame e arance e bibite. Subito dopo,  proseguiamo a piedi fino al lungo costone posto di fronte. L’argine del canalone, lungo circa Km12 (notizie forniteci da Marani), è costituito da una muraglia di pietre millenarie su cui sono incisi graffiti risalenti a dieci/dodici mila anni fa. Gazzelle, enormi tori selvaggi, quasi a dimensioni naturali, elefanti dalle lunghe proboscidi, giraffe in tutte le posizioni e in varie dimensioni, rinoceronti, leoni e persino coccodrilli sembrano saltar fuori dalle rocce, testimonianza di come fosse verde, rigogliosa la regione nel passato! Ammiriamo infine i famosi “gatti mammoni” incisi  in alto, su una roccia piatta, in posa, proprio per dare spettacolo!

Notiamo che non appare alcuna figura umana. Ritornando ai fuoristrada ci fermiamo pochi minuti, presso dei Tuareg che offrono i loro prodotti artigianali: collane, orecchini, oggetti in ossa di cammello o in pietra del deserto, come i presepi, coltelli dalle impugnature intarsiate e variopinte, oggetti in argento o pelle. Veramente un buon artigianato, forse il migliore che abbiamo visto! Subito dopo  ripartiamo per affrontare la strada di ritorno, stanchi ma soddisfatti, per arrivare alle H 19 in campeggio.

Mercoledì  04/01
Takerkiba
- Laghi salati  temp.(h 6)  -  meno 3° circa Km 30

Partenza più comoda, alle h 9, risentiamo un po’ della fatica  e dei sobbalzi di ieri! Ma al suono del fischietto di Gaetano siamo tutti presenti! Giornata splendida, anche se alle h 8 avevamo 3°! Partiamo in direzione delle dune che vediamo dal nostro accampamento. Finalmente il deserto del nostro immaginario!! Sabbia dorata finissima, dune a forma di eliche, rotonde, a picco; un’infinità di paesaggi sempre diversi e il ……..cuore in gola!  Arrampicate e discese in un ….mare di sabbia con sopra le nostre teste solo il cielo azzurro; i fuoristrada  si arrampicano in salite che non avremmo mai pensato di poter superare, per poi, subito dopo, precipitare giù verso il basso  in un gioco continuo di montagne russe! A molti di noi, amanti della neve, sembra di essere in alta montagna ove la neve modella ogni cosa; qui è la sabbia, modellata dal vento, a creare paesaggi….alpini!  Improvvisamente ci appaiono delle palme e il luccichio dell’acqua: siamo arrivati  ai laghi Mandara!  Il primo laghetto che incontriamo è perfettamente rotondo, con tante palme lungo  le sponde e le acque di un colore blu profondo. Il secondo è ancora più bello! Tanta vegetazione, palme, tamerici; c’è anche quel che rimane di un villaggio abbandonato e purtroppo anche tanta spazzatura buttata ovunque.

 Gli immancabili venditori Tuareg con i loro prodotti aumentano  e completano il fascino esotico del paesaggio  (abbiamo imparato a contrattare, ma non sempre raggiungiamo lo scopo). Magnifico lo spettacolo del lago con la duna e le palme che si riflettono sulle sue acque di color verde smeraldo. Picnic a base di salsiccia catanese cotta alla  brace; sorpresa fattaci da Angela e Marani che fa da cuoco. Rientriamo al campo base, facendo un altro percorso per ammirare dall’alto il deserto sottostante. Non trovo aggettivi per comunicare le emozioni che tale spettacolo provoca in noi! Il sole, la sabbia e la luce del sole creano zone di ombre misteriose, con colori forti come il rosso fuoco e tenui, con azzurri e violetti. Proseguiamo con spettacolari discese e infinite….montagne russe! Rientriamo al campo, salutiamo e ringraziamo  i nostri autisti che ci hanno fatto vivere queste emozioni e ci prepariamo per la cena a base di pecora (comprata, macellata, fatta a pezzi e arrostita da Marani aiutato dal poliziotto e dal tirocinante).

 

 

Assistiamo ad uno spettacolo musicale preparato per noi dai Tuareg: Gaetano si lancia in un ballo sfrenato con  una guida del  posto, mentre alcune ragazze, di un altro gruppo, provano i passi della danza  dei Tuareg.  Rientriamo  ai camper;  fa molto freddo,  3° scarsi!

Giovedi   05/01   
Takerkiba
  - ash  Shuwairif     temp. 1,6°  Km 537

Dal punto più a sud del nostro viaggio, risaliamo in direzione di Sebha, Birak, cioè ripercorriamo la strada dissestata, la peggiore del nostro viaggio. Attraversiamo i piccoli villaggi, ciascuno con il  proprio minareto e la torre dell’acqua; in prossimità delle abitazioni  vi è della vegetazione e qualche orto, palme un po’ asfittiche e  qualche pastore con sparute pecore e  poche capre. Lungo la strada incontriamo numerose persone che si recano al lavoro; abbiamo alla nostra destra l’altopiano dell’Hamadah Marzuq e alla sinistra  dune sabbiose piuttosto basse, con rari cespugli. Ci fermiamo a Sebha per acquistare i “tappa radiatore” per il camper di Michele, che ci ha dato problemi lungo il viaggio. La temperatura è un po’ salita e abbiamo 13°. I passanti  vestono in modo vario: chi imbaccuccato nel barracano (per lo più  uomini anziani) chi all’europea, ma con il capo coperto da fazzolettone, alcuni sotto l’abito lungo, tradizionale, indossano i jeans. Incontriamo molti giovani, ragazzi e ragazze che escono dalla scuola, simili ai nostri giovani  e nell’aspetto e nel vestiario. Attraversiamo parte della città incontrando il solito traffico caotico e rumoroso e riprendiamo l’unica strada che ci porta verso nord.

 

 

Alle h 18 arriviamo a Shuwairif.

Venerdi 06/01
ash
  Shuwairif   - Tripoli       temperat. 2°       Km 458

Si parte alla solita ora: le h 8!
Dobbiamo riconoscere grande capacità al nostro capo gruppo, Gaetano!  Con il sorriso, ma con fermezza, e tanto garbo è riuscito, sempre, a mantenere gli orari e il programma stabilito; dopo, abbiamo capito che non si poteva fare diversamente! Dopo aver fatto una ventina di chilometri, il termometro scende a 0° !La strada  comincia piano, piano a salire: La città di Gharyan, dove siamo diretti, si trova infatti su un altopiano a circa m 700 di altezza. Lungo la strada, numerosi venditori di ceramiche, offrono i loro prodotti, molto simili nei colori e nei disegni alle ceramiche tunisine; ci fermiamo per acquisti. Peccato che non vada  in porto la trattativa di Felice e Vera per un orcio antico (?) molto bello! Ci dirigiamo verso la zona della città, ove si trova “la casa troglodita”, non visiteremo la città moderna. Nel passato questa zona montuosa era abitata soprattutto da tribù berbere  che, per ripararsi dal forte freddo, hanno scavato nella roccia le loro abitazioni. Questo tipo di costruzioni, li metteva al riparo anche dalla elevata calura estiva. Alcune di queste abitazioni sono state restaurate a scopo turistico  ed è stato un bene, in quanto ha permesso che anche ai nostri giorni, giungessero le testimonianze di questa cultura ormai scomparsa. Ci fermiamo con i camper in uno spiazzo, ritengo che ci troviamo in  periferia per la visita. Il proprietario, nel suo elegante barracano bianco, con garbo e molto stile, ci guida all’interno della abitazione costituita da un cortile circolare a cielo aperto, dal quale si dipartono diverse stanzette, adibite alle varie destinazioni; il tutto scavato nella roccia e al di sotto del livello di accesso all’abitazione. Il cortile, dove c’è stato offerto il thè ed un cestino di datteri, ed i  numerosi locali sono arredati con vasellame e suppellettili del tempo, mentre in una stanzetta, una donna  è intenta a tessere un tappeto con un vecchio telaio manuale e un’altra,  con un vecchio fuso, dipana e attorciglia la lana di pecora per poterla  poi lavorare: entrambe  indossano  costumi berberi, hanno il capo coperto e si intravedono, appena gli occhi e le mani!

 

 

Usciti dalla “casa troglodita”, ammiriamo il panorama della pianura sottostante e ci avviamo ai camper. Scendiamo lungo una serie di tornanti scavati nella roccia del gebel Nafusah (così si chiama la montagna), man mano la vegetazione aumenta e si arriva alla capitale. Percorriamo dei larghissimi lungomare moderni dai quali si innalzano grattaceli;  siamo all’imbrunire, cominciano ad accendersi molte luci, il traffico è discreto e riusciamo a mantenerci in colonna. Attraversiamo la grandissima piazza Verde, abbellita da tantissime e altissime palme e posteggiamo i camper, di fronte all’hotel Kabir.  Alcuni di noi, prima di cena, andiamo a fare una passeggiata  e visitiamo la piazza Verde, il cuore di Tripoli con le sue due colonne; nel recente passato, reggevano, l’una il leone alato di Venezia e l’altra, la lupa romana; oggi, al loro posto, vi è una caravella (forse il simbolo della città)  ed un guerriero islamico. Sullo sfondo,  è illuminato  il Castello  Rosso con i suoi massicci torrioni,  al suo interno vi  è il Museo della Jamahiriya, ricco di reperti non solo romani ma anche di altre epoche, fino ai giorni nostri. Purtroppo non potremo visitarlo in quanto chiuso per la  “festa del montone”. Ci affacciamo alla porta della Medina, l’arco nuovo, diamo uno sguardo alle  varie arterie principali che si dipartono dalla piazza Verde  e rientriamo ai camper. Troviamo una sorpresa molto gradita:  Lasagne al sugo di lepre, per tutti! Angela ha preparato la pasta, il sugo è stato offerto da Angiola. e la lepre, a suo tempo, è stata cacciata da Gino.  La temperatura è sui19°.

Sabato 07/01
Tripoli   Leptis Magna   Km 130

Giornata splendida, partiamo con comodo alle h 9 e in colonna, ci dirigiamo verso est, cioè verso la zona archeologica. Il percorso è breve, ma c’è molto traffico; usciti dalla città incontriamo lungo la strada, numerosi venditori di miele e arachidi. Poco prima dell’ora di pranzo si arriva davanti alla zona archeologica: posteggiamo all’interno di un grande spiazzo al riparo di grandi alberi di tamerici ed eucalipti, incontriamo altri turisti e molti autobus  anche  con   gente del posto. Vi sono  negozi di artigianato, rivendite di cartoline e francobolli (fino ad ora, merce rara!), un piccolo ristorante e un bar. Nel primo pomeriggio visita al luogo riconosciuto dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”. Rovine di una splendida città romana, che non hanno nulla da invidiare alle rovine di Atene e forse anche di Roma. Deve il suo splendore di marmi, all’imperatore Settimio Severo, nativo del luogo, che volle farla diventare importantissima sia sul piano commerciale, porto sul mare molto conosciuto nell’antichità che sul piano artistico. Ammiriamo  l’Arco di Settimio Severo, costruito proprio per il suo ingresso trionfale nella città, la magnificenza delle Terme, l’enorme anello della Palestra, l’imponente Via Colonnata, la grandiosa ed immensa Basilica. Camminiamo speditamente per almeno tre ore e cerchiamo di vedere il più possibile. Rientriamo ai camper stanchi, ma  soddisfatti.  Alcuni continuano a gironzolare fra i negozi per gli ultimi acquisti, altri fanno un riposino in attesa della cena organizzata per la sera in un locale poco distante che raggiungeremo con  i taxi-bus. Ormai conosciamo il menù: zuppa di verdure, montone, cuscus e coca cola (questa volta vera!) Si rientra al campo e tutti si va a nanna.

Domenica   08/01
Leptis Magna  -  Tripoli    temperat. 12°   Km 140

Partenza alle h 9, siamo diretti ad un sito archeologico, poco distante per ammirare l’imponente anfiteatro di Leptis Magna, costruito sul luogo di una cava di pietra. E ‘ circolare  ed  ….immenso, poteva contenere ben 16000 spettatori! Purtroppo non riusciamo a vedere i mosaici di Villa Silin perché chiusa. Ci dirigiamo verso Tripoli, sul lungomare troviamo molto traffico; il camper di Michele ha sempre problemi con il radiatore e deve fermarsi spesso per aggiungere acqua; ci ritroviamo tutti davanti all’Hotel Kabir. Per il pranzo abbiamo una gradita sorpresa: per tutti,un assaggino di polenta e sugo di coniglio preparato da Giovanna, aiutata da Lea (il coniglio, giorni fa, era stato comprato vivo durante una sosta per il rifornimento di gasolio,  ucciso e scuoiato da Marani, messo a frollare in frigo per potere essere, poi cucinato!). Subito dopo il pranzo ci  rechiamo a visitare il suq al-Mushir, il “ mercato del maresciallo”ovvero la Medina. Affollate stradine con numerosi empori di articoli vari e posti un po’ alla rinfusa: casalinghi, orafi, suppellettili di ogni genere. Giungiamo sotto la ” Torre dell’orologio”, costruzione turca dell’800. Accanto alla torre percorriamo la”via dei battirame” dove ancora oggi, numerosi artigiani lavorano il rame e l’ottone (grandi piatti, lampade con vetri colorati, scatole e scatoline di ogni misura, teiere in ottone o argentone). Vicino c’è il suq dell’oro dove molti si soffermano. Interessante il suq delle spezie e delle erbe medicinali che ci accoglie con tanti profumi e colori; facciamo una pausa presso un grande cortile dove si aprono numerosi ed eleganti negozi di tappeti, di oggetti lavorati in argento e in avorio; qui ritroviamo, a prezzi più alti, gli oggetti lavorati dai Tuareg che abbiamo visto nel deserto e tanti altri  prodotti dell’artigianato locale e arabo.

Lunedì    09/01
Tripoli  temperatura dai 12° ai 16°

Al mattino visita della città vecchia, facciamo il giro delle mura ottomane, partendo dal Castello Rosso, ci guida sempre Marani. Ammiriamo quella che oggi è detta Porta Gheddafi; un tempo “porta del mare” antico accesso alla città dal Mediterraneo, quindi l’Arco di Marco Aurelio e la Moschea Gurgi che visitiamo, ammirando le migliaia di mattonelle decorate a motivi geometrici e floreali e le cupole tutte in stucco traforate.

Marami ci  fa sapere che, anche nella preghiera, i due sessi vengono separati, in quanto in quella moschea, le donne hanno riservato il piano superiore e gli uomini, il piano inferiore.  Non possiamo visitare “Casa Karamali” perché chiusa . Visitiamo una antica Moschea, viene aperta per noi, grazie a Marani, è molto bella e suggestiva; il colore giallo particolare, ci dice Marami, è stato ottenuto, aggiungendo migliaia di uova, al color base. . Continuiamo per le vecchie strade dove vi sono vecchie ma belle costruzioni che si sta cercando di restaurare, quali il bagno pubblico  (l’hammam  ) aperto agli uomini in alcuni giorni, in altri alle donne, l’ex prigione turca, la scuola ebraica e numerose altre . Alcuni si soffermano ai suq, altri rientriamo ai camper. Nel pomeriggio visita alla città nuova, o meglio  ai quartieri coloniali, cioè quella parte di città nuova costruita dagli italiani, negli anni venti. Sono le strade che si dipartono dalla piazza Verde dirigendosi verso la parte opposta del Castello Rosso e della Medina e lungo il mare. Lungo  queste strade sorgono edifici molto imponenti  che non hanno nulla, in stile orientale, dal punto di vista architettonico. E’ una lunga passeggiata : Palazzo del Governo, l’ex Banca di Roma, la Galleria del Bono con il suo portico quadrato che mette in comunicazione due strade e dove, ai tavolini del bar ( famosissimo ! ) siedono giovani e meno giovani, intenti a fumare il narghilè. Siamo, con garbo, invitati a sedere e …fumare. Ma non abbiamo molto tempo e continuiamo il nostro giro. Ci soffermiamo dinanzi a quella che fu eretta  come cattedrale di Tripoli, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, oggi trasformata in moschea ; infatti sulla cupola, trasformata in minareto, vediamo, al posto della croce, la mezza luna islamica: Corsi e ricorsi della storia!  Numerosi sono i palazzi, anche di notevole interesse artistico, ma tutti necessitano di un buon restauro. Rientriamo ai camper per prepararci per la cena in un locale vicino al mare e alla….pescheria! Raggiungiamo il posto con i taxi-bus e andiamo a scegliere il pesce nei banchetti posti lungo la strada : è veramente pesce fresco!  Triglie, saraghi, calamari, cernia, gamberetti, c’è ampia scelta! Ciascuno paga il suo pesce e lo si porta nel vicino ristorante, ( simile ai nostri), dove, all’ingresso vi sono due grandi barbecue   con la brace pronta.  Viene portato cuscus, patatine fritte e insalata e…. attendiamo il pesce; purtroppo il pesce arriva , ma cotto male, o bruciato o freddo!  Peccato!  Rientriamo un  po’ contrariati.

Martedì  10/01
Tripoli   -   pressi di Gabes    temperat.  15° Km 384

Si parte alle h 8,  direzione  confine Tunisia, ma prima andremo a visitare ancora un sito archeologico: Sabratah. Pioviggina, giungiamo all’area archeologica  sotto una pioggerellina fine, fine; non c’è nessuno, forse è ancora presto. Queste rovine romane sono state riconosciute dall’Unesco, “Patrimonio dell’Umanità”. Anche  questo sito costituiva un approdo per permettere gli scambi  commerciali  fra le coste del Mediterraneo e quelle dell’Africa. Non è paragonabile a Leptis Magna per quantità di scavi o per i marmi, ma debbo confessare, che ha suscitato in me un’emozione maggiore; mi è apparsa  più suggestiva e forse un tantino, come dire, più misteriosa, coinvolgente. Stupefacente e struggente il gioco di luce sulle rovine! Il sole faceva ogni tanto capolino fra le nuvole e rendeva dorate le pietre arenarie; se lo sguardo si rivolgeva al mare, ci si trovava ad ammirare lo spettacolo delle colonne del tempio di Liber Pater  sullo sfondo del mare, blu intenso, con pennellate di bianco, create dai flutti che il vento provocava!  Impieghiamo circa due ore per visitare i siti più importanti , ci fermiamo al teatro: semplicemente spettacolare il fronte scena! alto circa venti cinque metri, si innalza su tre ordini di colonne con al centro una grande porta che guarda il mare! Numerosi bassorilievi in marmo, ben conservati, rivestono il pulpito. Lasciamo a malincuore il posto e ritorniamo ai camper, nel posteggio dell’area archeologica, ora invasa di pulman e turisti.  Sorpresa: per il pranzo, Angela che non ci ha accompagnato nella visita, ha preparato, per tutti, maccheroni al sugo di maiale e salsiccia! Il sugo è stato portato da  Pina. Riprendiamo il viaggio verso la frontiera libica dove arriviamo alle h 15. Restituiamo le targhe libiche e la carpetta che ci era stata data in consegna all’ingresso in Libia  e hanno inizio le pratiche di frontiera. Salutiamo Marani (il poliziotto ci ha lasciati a Tripoli)  ringraziandolo della pazienza avuta verso di noi e ci scambiamo gli indirizzi, ripromettendoci di incontrarci, qualora fosse venuto in Italia. Alle h 16,45 superiamo la frontiera libica e rimettiamo a posto gli orologi. Cominciano le pratiche tunisine: alle h 18,30 attraversiamo il confine tunisino e ripercorriamo la strada dell’andata. Posteggiamo in uno slargo, su una rotonda, all’incrocio di più strade, senza entrare a Gabes. Un poliziotto si è avvicinato e ci ha rassicurati sulla sicurezza in quanto, lo slargo è sorvegliato dalla polizia.

Mercoledì   11/01
rotonda/ Gabes  -   Hammameth  temperat. 9°       Km 393
Partenza h 9, giornata splendida! Salutiamo Angiola, Gino e i loro cuccioli (davvero bravissimi, non hanno dato il minimo fastidio!) si fermeranno ancora per un lungo periodo in Tunisia, e, come si suole dire, facciamo strada. Bellissimi uliveti, palmizi, lunghi filari di eucalipti, soliti venditori di tanniche di gasolio; dopo Sfax grande autostrada in costruzione che percorriamo a tratti. Avremmo dovuto incontrarci con un amico tunisino di Gaetano che ci avrebbe condotto presso la sua abitazione, in campagna, dove aveva approntato una colazione alla tunisina; purtroppo, a causa di un malinteso sul luogo dell’incontro, non ci siamo incontrati ed abbiamo proseguito. Ci si ferma per il pranzo e subito dopo ripartiamo per arrivare ad Hammameth alle h 16,30. Posteggiamo proprio davanti alla Medina, sul lungomare, avendo di fronte il magnifico Golfo.  Incontriamo l’amico di  Gaetano  che ci ha ritrovati ed avendo lui per guida, andiamo a fare un primo giro alla Medina.  Alcuni di noi cercano un posto dove  cenare, sul lungomare: ma  forse  i numerosi ristoranti e ritrovi che vi sono, Hammameth è un centro turistico molto conosciuto, ci appaiono troppo “civili” e la maggior parte preferisce cenare al proprio camper.

Giovedì 12/01
Hammameth  - Tunisi –  La Goulette  tempert. 11°      Km 92

Mezza giornata libera, fa piuttosto freddo, ma ciò nonostante, molti di noi si sono alzati presto per vedere arrivare le barche con il pesce. Mariella e Nino ne comprano un bel po’ e dopo averlo pulito, sul posto, lo surgelano in camper! Più tardi impazziamo per la Medina! Non siamo stanchi di vedere i prodotti multicolori che riempiono i negozi; ma ormai siamo smaliziati e sappiamo contrattare anche se i prezzi ci appaiono un po’ più alti. Bellissimi i piatti! Si riparte all’immancabile e puntuale, fischio di Gaetano, alle h 14.30 verso Tunisi. Questa volta non attraversiamo la città perché Gaetano ci fa prendere un traghetto che  ci porta direttamente al porto. Ci sistemiamo in attesa dell’imbarco; ha ripreso a piovigginare e ne approfittiamo……ancora per gli ultimi acquisti! Siamo fermi in uno spiazzo dove, numerosi venditori di ceramiche ci invitano a spendere gli ultimi spiccioli. Infine ci imbarchiamo. Ci si rivede nel salone della nave; non siamo allegri come alla partenza, ma sicuramente soddisfatti del viaggio e della…..compagnia! Siamo stati bene assieme e abbiamo stretto delle amicizie che, penso, potranno consolidarsi anche con altri viaggi. Salutiamo Bruno e Lea, loro scenderanno a Salerno, e ci diamo appuntamento per domani mattino, al momento dello sbarco.

Venerdì   13/01
Palermo  temperat. 8°

Sbarco alle h 8   e  dopo i saluti e gli abbracci,……..ciascuno per la sua strada!

Con il camper, da Catania  a  Catania,  circa  Km 4960.

 

                                                                                                                        Pina Basile