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GRUPPO CAMPEGGIATORI CATANIA CAPODANNO 2006 IN LIBIA
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1)
Gaetano ed Angela
(capo gruppo) Catania Il viaggio in Libia è condizionato dall’espletamento di numerose pratiche, come l’invito da parte di una agenzia turistica libica, il visto del Consolato libico in Italia, l’accompagnamento obbligatorio della carovana dei camper, da parte di un poliziotto e di una guida turistica libica, l’imposizione sulle nostre targhe di targhe libiche, ai fini dell’assicurazione e tante altre pratiche burocratiche. Il capo gruppo Gaetano Fazio, delegato del Club Campeggiatori Catania, insieme alla moglie Angela, impareggiabile e insostituibile, ha curato tutto l’iter burocratico, ha organizzato con l’aiuto della guida l’approvvigionamento di gasolio, acqua e posteggi ove stazionare, sicché il viaggio si è svolto per noi camperisti, senza alcuna preoccupazione e senza alcun intoppo.
Lunedì
26/12 Partiti puntuali alle h. 18 dal rifornimento “Gelso Bianco “ i catanesi giungiamo alle h 21 al porto di Palermo dove ci raggiungono Pino e Giovanna provenienti da Caltanissetta e Nino e Mariella da Milazzo; Gino ed Angiola arriveranno più tardi con i loro “ piccoli “ Veruska, Regina e Geppetto, mentre Bruno e Lea li incontreremo il giorno dopo sul traghetto, essendosi imbarcati a Salerno. Ci posizioniamo proprio sulla banchina dove domani attraccherà il traghetto e cominciamo a fare le prime presentazioni per poterci conoscere. Si cena e si va a dormire.
Martedì
27/12 Gaetano e Michele alle h 7 sono già in movimento per il disbrigo delle pratiche di espatrio e di imbarco! Gino ed Angiola con i loro tre cuccioli bastardini, li troviamo alle prese con le……pulizie! Angiola è preoccupata perché ancora i “ piccoli “ non hanno fatto le loro cosine! Ci imbarchiamo alle h 9 e ci diamo appuntamento nel salone della nave. Con sorpresa troviamo tutti i tavoli occupati! La nave traghetta soprattutto passeggeri tunisini che rientrano a casa per le feste e per la “ festa del montone”; bagagli enormi invadono corridoi e angoli! C’è di tutto e di ogni rappresentante del serraglio umano! Gaetano, non si sa come, riesce a trovare alcuni tavoli per noi. Ci hanno raggiunto anche Bruno e Lea, siamo al completo! Continuano le presentazioni e cominciamo ad approfondire la nostra conoscenza,….sembriamo un bel gruppo e abbastanza omogeneo (queste prime impressioni saranno successivamente confermate dalla lunga convivenza). Partiamo in ritardo, alle h 12, e inizia la lunga fila per il pranzo al self service, offerto dall’organizzazione. Gaetano ed Angela hanno portato i dolcetti siciliani e lo spumante che ci vengono offerti e che tutti gradiamo moltissimo. E’ proibito scendere ai camper, ma ….da buoni Italiani, tutti, a turno scendiamo per un pisolino, o per la pipì o perché proibito! Alle h 21 sbarchiamo a Tunisi: la temperatura è scesa sugli 8° e inizia la trafila della dogana e della polizia. Usciti dal porto, posteggiamo subito in una grande piazza dove ci prepariamo a trascorrere la notte, in tutta tranquillità.
Mercoledì 28/12 Sveglia prestissimo! Partenza alle h 8. primo rifornimento di una lunghissima serie. Partiamo incolonnati: Gaetano apre la colonna e Vito la chiude. Percorriamo il lungo istmo che chiude il porto, avendo di fronte le bianche case di Tunisi e sulla destra alcune colonie di fenicotteri rosa posate sulle acque blu intenso della laguna. La strada è molto trafficata, raggiungiamo l’autostrada: attraversiamo uliveti ben curati e alcuni mandorleti, terreni ben coltivati altri meno e come recensione, spesso lunghi filari di ficodindia. Si fa una pausa per noi e per i cuccioli di Angiola , che vengono presentati ufficialmente al gruppo. La temperatura è salita: 15°! Finita l’autostrada, inizia un paesaggio più tunisino: lungo la strada, villaggi formati da numerose botteghe, per lo più a pian terreno con esposte mercanzie delle più varie; numerose macellerie con esposizione di velli di pecore e delle loro carni a quarti o intere, fanno mostra di se. Vi sono quasi sempre dei barbecue dove vengono arrostite le carni macellate e il profumino è molto invitante! Qualche caffetteria intercala le botteghe, farmacie, venditori di polli vivi e casalinghi di ogni genere. In ogni villaggio si trova sempre l’immancabile moschea con il suo minareto. Abbiamo visto nei campi solo donne, alcune accovacciate a terra a raccogliere olive, altre arrampicate su scale in legno, con gradini altissimi, per raccoglierle dai rami. Tutte indossano abiti o gonne molto lunghe ed hanno il capo sempre coperto. Ritornando lungo la costa, a Gabes, rivediamo una colonia di fenicotteri, stanziati su un mare di color blu cobalto. Avvicinandoci al confine libico vediamo numerosi venditori di gasolio, custodito in grosse tanniche di plastica. A Kettana, numerosi venditori di ceramiche offrono i loro prodotti artigianali: piatti, tagine, tegami, boccali dalle decorazioni multicolori. E’ quasi buio, ma Gaetano ha una sorpresa per noi! Facciamo una piccola deviazione raggiungiamo Metameur, dove uno spettacolo affascinante e misterioso ci fa dimenticare la stanchezza della lunga traversata! Si tratta di un granaio fortificato, tipica costruzione berbera che rivedremo anche in Libia; sorge all’interno di un grande cortile a cui si accede da un arco. Le luci illuminano la pietra rosata e le numerose porticine disposte a più piani, come chiusure ai magazzini che custodivano le derrate di tutta la comunità. Una donna berbera, nel suo costume variopinto, ci offre delle focacce di pane, cotto sulla brace di un fuoco presso il quale è accovacciata, mentre un vecchio, ci offre, più in là, del thè, in una stanzetta addobbata di tappeti, cuscini, vasellame in ceramica. A malincuore lasciamo il posto per raggiungere, alle h 21, Ben Guerdame, raggiungiamo Rass Ajdir, dove inizia la lunga trafila della frontiera. Alle h 23,45 passiamo il confine dove siamo attesi dalla guida Marami ( il suo vero nome è, per noi, davvero impronunciabile!) e dal poliziotto, Akram, che, targhe arabe alla mano, ci invitano a porle sul davanti del camper a coprire la targa italiana e posteriormente, all’interno della finestra. Ci viene consegnata anche una carpetta con tutta la documentazione relativa al camper, da restituire al nostro rientro. Finalmente ci sistemiamo, sul posto, per la notte, nel piazzale di un albergo di frontiera.
Giovedì 29/12 Al suono del fischietto di Gaetano, si parte alle h 9, ora locale (abbiamo portato le lancette dell’orologio un’ora avanti), avendo avanti alla colonna, la macchina di Marami con Akram e un altro giovane che fa tirocinio per diventare guida; da questo momento la colonna avrà sempre questa formazione. La giornata non è delle più belle, Angela, attraverso il C.B. ci da il buon giorno e il ben arrivati in Libia! Su tutti i camper abbiamo attivato i baracchini che serviranno per le comunicazioni di Gaetano: informazioni sul percorso, sulla presenza dei posti di polizia, sulle buche e i dossi lunga la strada. Infatti si è rivelato indispensabile un mezzo di comunicazione fra i camper; i telefonini non captano il segnale in quanto la Libia non ha accettato alcun contratto con le linee estere (notizie forniteci dall’informatissimo Marani). Usciti dal posteggio facciamo gasolio e quindi percorriamo l’unica strada esistente, fiancheggiata dalle tipiche botteghe, già viste in Tunisia: lunghe strutture rettangolari, formate da singoli quadrati con piccolo portico dove vengono esposte le mercanzie. C’è di tutto! Gomme per auto, tubi di scappamento di ogni tipo, coperte, vestiti, water, lavandini, carne, frutta, verdura, detersivi etc. Marami ci ha riferito che si tratta di un mercato specificatamente organizzato per i tunisini, in quanto i prezzi sono inferiori a quelli del loro paese. Il tutto in un grande disordine e in mezzo a rifiuti di ogni genere, che, purtroppo saranno presenti ovunque, anche nelle oasi e, talvolta, anche in pieno deserto, lungo le piste! Manca la cultura della raccolta dei rifiuti e, tecnicamente, pur volendo, non c’è dove poterla riporre. Attraversato l’abitato, primo impatto con il deserto libico: sabbia mista a steppaglia con tantissimi cumuli di rifiuti. Attraversiamo alcuni villaggi: vediamo che sono in costruzione nuove abitazioni, ma l’impressione è che manchi un piano che regolarizzi il sorgere di nuove case e strade; fra l’altro solo la strada maestra, percorsa da noi, è asfaltata, le altre sono di sola sabbia. Proseguendo incontriamo diverse mandrie di cammelli che fotografiamo. Il deserto cambia continuamente di colore e di forme: ora la sabbia appare dorata, ora rossa o quasi nera, ora il deserto è piatto, ora appare collinoso; in lontananza vediamo il Gebel Nafusah, piccola catena montuosa. La strada è abbastanza buona; inoltrandoci, in certi punti, è invasa dalla sabbia; riconosco arbusti di tamerici e di ginestra; peccato che il sole non ci sia e di tanto in tanto pioviggina! La strada comincia a salire, in lontananza, in alto si intravedono delle abitazioni, la strada ora affronta dei veri tornanti, e saliamo a 600 metri. Uno spettacolo stupendo ci appare all’improvviso: centinaia di cellette semidiroccate, quasi un alveare e tanti pittoreschi ruderi di tombe, di case di fango e pietra rosata, affiancano la strada! Continuando a salire possiamo vedere, in basso, il deserto, qualche palmizio, macchie di verde e davanti a noi il bellissimo riflesso dei pochi raggi di sole sui resti archeologici, ora rosa, ora rosso scuro ora grigio. Entrando nella città, attraversiamo un arco di legno e striscioni di carta, con grande poster di Gheddafi e versetti del Libro Verde. La guida ci fa posteggiare davanti ad un albergo, quindi pranziamo e nel primo pomeriggio andiamo a visitare il famoso granaio fortificato e il villaggio berbero, risalenti circa a mille anni fà. E’ posto all’interno di mura e entriamo attraverso una porta: l’interno è ancora più suggestivo con le pareti traforate dalle cellette che si alzano anche a cinque livelli.
Facciamo un giro fra i ruderi del villaggio e rientriamo perché pioviggina e fa molto freddo. La cena, offerta dall’organizzazione, si svolge in un locale caffetteria del posto; un po’squallido in verità, ma in compenso la cena a base di zuppa di verdure piccantissima, cuscus e pollo, è abbastanza buona. Angiola, allergica al peperoncino, non potrà mai gustare le pietanze del luogo. Miracolosamente, da sotto il tavolo, escono bottiglie di “coca cola”, che versano vino! Lungo la strada abbiamo incontrato soprattutto uomini avvolti nel caratteristico barracano bianco o marrone, di lana di pecora; ottimo per ripararsi dal vento e dal freddo. Poche donne, sempre con abiti lunghi e grandi scialli colorati che dalla testa scendono a coprire tutto il corpo, lasciando scoperti solo gli occhi e talvolta un solo occhio! Incontriamo anche delle donne giovani e vestite all’europea , ma con il capo sempre coperto da fazzoletto serrato sotto il mento. Chiediamo notizie sulla città nuova a Marami (parla benissimo l’italiano, ha una spiccata personalità, talvolta appare anche autoritario, scuola coranica fin dall’infanzia, iscritto in una facoltà umanistica a Catania) che, con molto orgoglio ci dice che a Nalut vi è anche l’università dove si studiano materie attinenti l’archeologia. Piuttosto infreddoliti rientriamo ai camper.
Venerdì
30/12 Partenza puntuale alle h 8, continua a piovigginare, è quasi buio! Lasciamo Nalut tra la…..nebbia e ci dirigiamo verso Gadames. Siamo ancora sull’altopiano e procediamo piano, la strada anche se stretta è buona e diritta a tiro di schioppo, quasi nullo il traffico. Cominciamo a scendere, ma c’è sempre molto freddo, non piove più, la visibilità è migliorata e il deserto ci appare in tutta la sua bellezza! Ci fermiamo all’oasi di Sinawin e successivamente a quella di Dirj, dove pranziamo.
Le oasi sono ricche di vegetazione ma, anche di spazzatura, sembra tutto abbandonato. Si riprende la strada e il deserto ci appare come una enorme distesa piatta fino all’orizzonte, è proprio un “mare” di sabbia! Alle h 16 si arriva a Gadames, siamo sempre sui 350 metri, ma la temperatura è salita a 13,5°, posteggiamo accanto al ristorante dove ceneremo il 31 notte.
Sabato 31/12 La mattinata è dedicata alla visita della città vecchia, l’antico centro carovaniero, dichiarato dall’Unesco “ Patrimonio dell’umanità”, qui sorgeva la fonte d’acqua che ha dato origine all’oasi e alla città. Oggi la città nuova è riconosciuta come capitale dei Tuareg. Questo luogo era già conosciuto in età preistorica, ed è stato oggetto di varie dominazioni, dai romani, ai bizantini, agli arabi, compresi gli italiani. Venne bombardata durante la 2° guerra mondiale e ne conserva le ferite. E’ una città con le stradine coperte, si vedono le travi ricavate dai tronchi delle palme, mentre le pareti sono tutte imbiancate di calce, illuminate soltanto dalla luce naturale che penetra da alcuni pozzi di luce, piccole piazze adibite alle riunioni sociali. Il tutto crea una suggestione infinita; è un labirinto ove si rischia di perdersi; oltre la nostra guida, abbiamo una guida del luogo: è un discendente di una famiglia che possedeva, nel passato, tutto un quartiere ed è ancora proprietario di diverse abitazioni; fra le altre notizie ci dice che la città, nel passato, ospitava 9.000 abitanti.
Visitiamo una di queste abitazioni con gli arredi tradizionali del passato. Tappeti, cuscini, specchi, piatti in ottone con mille incisioni, arredi coloratissimi!
Dall’alto scopriamo i giardini, gli orti, i palmizi ancora rimasti, tutto dentro le mura per proteggerli dal vento e dalla sabbia. Vediamo le terrazze che comunicavano le une con le altre dando luogo ad un’altra città parallela, il regno delle donne, mentre gli uomini vivevano il livello più basso. Sono in corso molte opere di restauro. Rientriamo per il pranzo e alle h 16 ci avviamo con tre camper (Gaetano, Bruno e Michele) verso le dune vicine. Si cammina lungo una pista abbastanza agevole, peccato che il sole non si veda!
Dromedari altissimi, con selle coloratissime, affiancati da guide in costume, si offrono per gite sulle dune, mentre famiglie, sempre di Tuareg, al completo, sono pronte a farsi fotografare per 2 dinari! Ci accingiamo a salire, a piedi, sulla grande duna: c’è tanta gente venuta per assistere al tramonto del sole, guardare dall’alto il deserto sottostante e dare un primo sguardo al Sahara. Rientriamo per la cena e ci “agghindiamo” per festeggiare l’anno nuovo. Il ristorante è abbastanza elegante e vi è una lunga tavola preparata per noi. La cena è ottima: minestra di verdure e carne piccante, cuscus e piatto tipico di uova ricoperte di carne, carne di cammello (buonissima!), patatine fritte e frittatina di patate. Angela ha preparato il cotechino con le lenticchie e da sotto il tavolo emergono coppe “scure”! A mezzanotte andiamo a brindare in giardino per assistere ai giochi d’artificio, portati da Gaetano e accendere le fiaccole portate da Pina. Sturiamo lo spumante, apriamo i panettoni e allegramente ci scambiamo gli auguri! Assistiamo al nascere di un idillio tra Adele e Michele sotto gli occhi “vigili” di Nino e Pina!
Domenica
01/01/06 Ci dirigiamo verso est per attraversare ancora un deserto: l’Hamadah al Hamra. Strada a tiro di schioppo. Paesaggio molto piatto, pietroso e…deserto! Siamo veramente soli! Rari cespugli e pietre e ….pietre! Proseguiamo verso est: cumuli di spazzatura e i primi uccelli!.....corvi neri. Ci dirigiamo verso, al Qaryat: è un deserto completamente piatto, senza alcuna vegetazione, né dune, né rilievi. Dopo circa Km 100 di questo paesaggio, ai lati della strada, improvvise pozzanghere d’acqua con qualche ginestra. Pulviscolo di pioggerellina e nebbia! Ci fermiamo per la sosta pranzo e subito dopo riprendiamo il lungo e monotono viaggio interrotto dalla vista di mandrie di cammelli al…pascolo e di qualche rarissima macchina! Arriviamo finalmente ad Shuwayrif, dove posteggiamo accanto ad un luogo di preghiera. E’ quasi buio, ma assistiamo ad un bel tramonto. Subito dopo il villaggio, o meglio i numerosi negozi posti ai lati della strada, si illuminano e ci mostrano il solito spettacolo di negozi alla rinfusa; notiamo anche un ristorantino alla buona con barbecue acceso e braciole di montone, pronte per essere arrostite; il profumino è invitante ed entriamo per cenare. Ottima cena, specialmente la zuppa e il montone. .
Lunedì 02/01 Giornata splendida! Siamo diretti sempre verso sud, fa freddo e la temperatura è scesa ancora; il paesaggio è vario: ora piatto fino all’orizzonte, ora interrotto da leggeri declivi o da improvvisi coni ricoperti di pietre nere; qualche raro albero come tamerici ed acacie. Siamo circa a 500 metri e la temperatura è risalita sui 10° / 11°. Dopo Birak il deserto muta aspetto: è il deserto che noi abbiamo sempre immaginato! Dune di sabbia, palmizi, anche se pochi, serie di gobbe dorate poste in fila come tante gobbe di cammello! La temperatura è ancora salita, 18°; attraversiamo una zona verde costituita da orti con filari di pini come frangivento, palmizi, eucalipti, qualche baracca di pietre di fango, pecore al pascolo con guardiani imbaccuccati in larghi barracani e…… cumuli di spazzatura. Scopriamo d’essere arrivati a Sebha; entriamo in città: solita confusione, spazzatura ovunque, pur essendo una città moderna, l’impressione che se ne ha, non è di sicuro positiva. Ci si ferma per fare delle spese e per il pranzo e dopo un riposino, si riprende il viaggio: La strada è piuttosto dissestata, direzione ovest, la temperatura sui 20°, come a Sebha: Attraversiamo lunghe distese pianeggianti: pietre, pietre e sabbia! interrotte da coni e dune ricoperte da pietre nere, lava millenaria! È difficile immaginare che, anche decine di millenni fa, queste pianure fossero ricche di vegetazione e di vita! Assistiamo ad un evolversi di tramonto stupefacente: colori dall’azzurro al violetto, al grigio con sprazzi di luce rossa che si fanno largo fra le nuvole mentre la luce, piano, piano, si tinge di rosa. Alle h 19 arriviamo a Tekerkiba, il campeggio base, da dove con i fuoristrada visiteremo la zona dei laghi e le incisioni rupestri. La temperatura è di 16°. C’è molto movimento, numerosi camper di italiani, fuoristrada che riportano al campo i turisti, guide tuareg, berbere con i loro copricapo caratteristici e dalle lunghe tuniche. Ci posteggiamo tutti in fila e andiamo a conoscere il luogo che ci ospiterà per due notti. Docce calde e bagni decorosi, un piccolo bar/ristorantino, il posto del telefono e del cambio; ma per noi è una metropoli! Da Catania Km 2594.
Martedì 03/01 Partenza alle h 8,30, siamo sei fuoristrada, ogni equipaggio è formato da quattro viaggiatori e l’autista del mezzo. Siamo diretti verso un canalone, il letto, ora asciutto, del millenario fiume posto fra l’altopiano roccioso e la sabbia dell’Adahan Marzuq. Attraversiamo un deserto sassoso e piatto a perdita d’occhio;
Bisogna tenersi ben, bene, perché è un continuo sobbalzo. All’improvviso in mezzo alla più grande desolazione, appaiono campi verdi ed irrigati con sofisticati impianti d’irrigazione! Sono campi di cereali e erba per foraggio, progetti statali, come ci informa Marani. La pista è ora veramente dissestata, alla sabbia e alle pietre si sono sostituiti ciottoli, anche grossi, neri, taglienti. L’andatura si abbassa quasi a passo d’uomo: è una pista veramente dura! Arriviamo al canalone dopo quattro ore e aver percorso circa Km 180! Ci si ferma in uno spiazzo per il pranzo: sotto una tenda, approntata per la sosta, vengono stese delle stuoie, portate da Marami, dove accovacciati (chi vi riesce!) o in ginocchio o in piedi mangiamo l’ottima pasta fredda preparata da Angela, formaggio, salame e arance e bibite. Subito dopo, proseguiamo a piedi fino al lungo costone posto di fronte. L’argine del canalone, lungo circa Km12 (notizie forniteci da Marani), è costituito da una muraglia di pietre millenarie su cui sono incisi graffiti risalenti a dieci/dodici mila anni fa. Gazzelle, enormi tori selvaggi, quasi a dimensioni naturali, elefanti dalle lunghe proboscidi, giraffe in tutte le posizioni e in varie dimensioni, rinoceronti, leoni e persino coccodrilli sembrano saltar fuori dalle rocce, testimonianza di come fosse verde, rigogliosa la regione nel passato! Ammiriamo infine i famosi “gatti mammoni” incisi in alto, su una roccia piatta, in posa, proprio per dare spettacolo!
Notiamo che non appare alcuna figura umana. Ritornando ai fuoristrada ci fermiamo pochi minuti, presso dei Tuareg che offrono i loro prodotti artigianali: collane, orecchini, oggetti in ossa di cammello o in pietra del deserto, come i presepi, coltelli dalle impugnature intarsiate e variopinte, oggetti in argento o pelle. Veramente un buon artigianato, forse il migliore che abbiamo visto! Subito dopo ripartiamo per affrontare la strada di ritorno, stanchi ma soddisfatti, per arrivare alle H 19 in campeggio.
Mercoledì 04/01 Partenza più comoda, alle h 9, risentiamo un po’ della fatica e dei sobbalzi di ieri! Ma al suono del fischietto di Gaetano siamo tutti presenti! Giornata splendida, anche se alle h 8 avevamo 3°! Partiamo in direzione delle dune che vediamo dal nostro accampamento. Finalmente il deserto del nostro immaginario!! Sabbia dorata finissima, dune a forma di eliche, rotonde, a picco; un’infinità di paesaggi sempre diversi e il ……..cuore in gola! Arrampicate e discese in un ….mare di sabbia con sopra le nostre teste solo il cielo azzurro; i fuoristrada si arrampicano in salite che non avremmo mai pensato di poter superare, per poi, subito dopo, precipitare giù verso il basso in un gioco continuo di montagne russe! A molti di noi, amanti della neve, sembra di essere in alta montagna ove la neve modella ogni cosa; qui è la sabbia, modellata dal vento, a creare paesaggi….alpini! Improvvisamente ci appaiono delle palme e il luccichio dell’acqua: siamo arrivati ai laghi Mandara! Il primo laghetto che incontriamo è perfettamente rotondo, con tante palme lungo le sponde e le acque di un colore blu profondo. Il secondo è ancora più bello! Tanta vegetazione, palme, tamerici; c’è anche quel che rimane di un villaggio abbandonato e purtroppo anche tanta spazzatura buttata ovunque.
Gli immancabili venditori Tuareg con i loro prodotti aumentano e completano il fascino esotico del paesaggio (abbiamo imparato a contrattare, ma non sempre raggiungiamo lo scopo). Magnifico lo spettacolo del lago con la duna e le palme che si riflettono sulle sue acque di color verde smeraldo. Picnic a base di salsiccia catanese cotta alla brace; sorpresa fattaci da Angela e Marani che fa da cuoco. Rientriamo al campo base, facendo un altro percorso per ammirare dall’alto il deserto sottostante. Non trovo aggettivi per comunicare le emozioni che tale spettacolo provoca in noi! Il sole, la sabbia e la luce del sole creano zone di ombre misteriose, con colori forti come il rosso fuoco e tenui, con azzurri e violetti. Proseguiamo con spettacolari discese e infinite….montagne russe! Rientriamo al campo, salutiamo e ringraziamo i nostri autisti che ci hanno fatto vivere queste emozioni e ci prepariamo per la cena a base di pecora (comprata, macellata, fatta a pezzi e arrostita da Marani aiutato dal poliziotto e dal tirocinante).
Assistiamo ad uno spettacolo musicale preparato per noi dai Tuareg: Gaetano si lancia in un ballo sfrenato con una guida del posto, mentre alcune ragazze, di un altro gruppo, provano i passi della danza dei Tuareg. Rientriamo ai camper; fa molto freddo, 3° scarsi!
Giovedi
05/01 Dal punto più a sud del nostro viaggio, risaliamo in direzione di Sebha, Birak, cioè ripercorriamo la strada dissestata, la peggiore del nostro viaggio. Attraversiamo i piccoli villaggi, ciascuno con il proprio minareto e la torre dell’acqua; in prossimità delle abitazioni vi è della vegetazione e qualche orto, palme un po’ asfittiche e qualche pastore con sparute pecore e poche capre. Lungo la strada incontriamo numerose persone che si recano al lavoro; abbiamo alla nostra destra l’altopiano dell’Hamadah Marzuq e alla sinistra dune sabbiose piuttosto basse, con rari cespugli. Ci fermiamo a Sebha per acquistare i “tappa radiatore” per il camper di Michele, che ci ha dato problemi lungo il viaggio. La temperatura è un po’ salita e abbiamo 13°. I passanti vestono in modo vario: chi imbaccuccato nel barracano (per lo più uomini anziani) chi all’europea, ma con il capo coperto da fazzolettone, alcuni sotto l’abito lungo, tradizionale, indossano i jeans. Incontriamo molti giovani, ragazzi e ragazze che escono dalla scuola, simili ai nostri giovani e nell’aspetto e nel vestiario. Attraversiamo parte della città incontrando il solito traffico caotico e rumoroso e riprendiamo l’unica strada che ci porta verso nord.
Alle h 18 arriviamo a Shuwairif.
Venerdi
06/01
Si parte alla solita ora:
le h 8!
Usciti dalla “casa troglodita”, ammiriamo il panorama della pianura sottostante e ci avviamo ai camper. Scendiamo lungo una serie di tornanti scavati nella roccia del gebel Nafusah (così si chiama la montagna), man mano la vegetazione aumenta e si arriva alla capitale. Percorriamo dei larghissimi lungomare moderni dai quali si innalzano grattaceli; siamo all’imbrunire, cominciano ad accendersi molte luci, il traffico è discreto e riusciamo a mantenerci in colonna. Attraversiamo la grandissima piazza Verde, abbellita da tantissime e altissime palme e posteggiamo i camper, di fronte all’hotel Kabir. Alcuni di noi, prima di cena, andiamo a fare una passeggiata e visitiamo la piazza Verde, il cuore di Tripoli con le sue due colonne; nel recente passato, reggevano, l’una il leone alato di Venezia e l’altra, la lupa romana; oggi, al loro posto, vi è una caravella (forse il simbolo della città) ed un guerriero islamico. Sullo sfondo, è illuminato il Castello Rosso con i suoi massicci torrioni, al suo interno vi è il Museo della Jamahiriya, ricco di reperti non solo romani ma anche di altre epoche, fino ai giorni nostri. Purtroppo non potremo visitarlo in quanto chiuso per la “festa del montone”. Ci affacciamo alla porta della Medina, l’arco nuovo, diamo uno sguardo alle varie arterie principali che si dipartono dalla piazza Verde e rientriamo ai camper. Troviamo una sorpresa molto gradita: Lasagne al sugo di lepre, per tutti! Angela ha preparato la pasta, il sugo è stato offerto da Angiola. e la lepre, a suo tempo, è stata cacciata da Gino. La temperatura è sui19°.
Sabato 07/01 Giornata splendida, partiamo con comodo alle h 9 e in colonna, ci dirigiamo verso est, cioè verso la zona archeologica. Il percorso è breve, ma c’è molto traffico; usciti dalla città incontriamo lungo la strada, numerosi venditori di miele e arachidi. Poco prima dell’ora di pranzo si arriva davanti alla zona archeologica: posteggiamo all’interno di un grande spiazzo al riparo di grandi alberi di tamerici ed eucalipti, incontriamo altri turisti e molti autobus anche con gente del posto. Vi sono negozi di artigianato, rivendite di cartoline e francobolli (fino ad ora, merce rara!), un piccolo ristorante e un bar. Nel primo pomeriggio visita al luogo riconosciuto dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”. Rovine di una splendida città romana, che non hanno nulla da invidiare alle rovine di Atene e forse anche di Roma. Deve il suo splendore di marmi, all’imperatore Settimio Severo, nativo del luogo, che volle farla diventare importantissima sia sul piano commerciale, porto sul mare molto conosciuto nell’antichità che sul piano artistico. Ammiriamo l’Arco di Settimio Severo, costruito proprio per il suo ingresso trionfale nella città, la magnificenza delle Terme, l’enorme anello della Palestra, l’imponente Via Colonnata, la grandiosa ed immensa Basilica. Camminiamo speditamente per almeno tre ore e cerchiamo di vedere il più possibile. Rientriamo ai camper stanchi, ma soddisfatti. Alcuni continuano a gironzolare fra i negozi per gli ultimi acquisti, altri fanno un riposino in attesa della cena organizzata per la sera in un locale poco distante che raggiungeremo con i taxi-bus. Ormai conosciamo il menù: zuppa di verdure, montone, cuscus e coca cola (questa volta vera!) Si rientra al campo e tutti si va a nanna.
Domenica 08/01 Partenza alle h 9, siamo diretti ad un sito archeologico, poco distante per ammirare l’imponente anfiteatro di Leptis Magna, costruito sul luogo di una cava di pietra. E ‘ circolare ed ….immenso, poteva contenere ben 16000 spettatori! Purtroppo non riusciamo a vedere i mosaici di Villa Silin perché chiusa. Ci dirigiamo verso Tripoli, sul lungomare troviamo molto traffico; il camper di Michele ha sempre problemi con il radiatore e deve fermarsi spesso per aggiungere acqua; ci ritroviamo tutti davanti all’Hotel Kabir. Per il pranzo abbiamo una gradita sorpresa: per tutti,un assaggino di polenta e sugo di coniglio preparato da Giovanna, aiutata da Lea (il coniglio, giorni fa, era stato comprato vivo durante una sosta per il rifornimento di gasolio, ucciso e scuoiato da Marani, messo a frollare in frigo per potere essere, poi cucinato!). Subito dopo il pranzo ci rechiamo a visitare il suq al-Mushir, il “ mercato del maresciallo”ovvero la Medina. Affollate stradine con numerosi empori di articoli vari e posti un po’ alla rinfusa: casalinghi, orafi, suppellettili di ogni genere. Giungiamo sotto la ” Torre dell’orologio”, costruzione turca dell’800. Accanto alla torre percorriamo la”via dei battirame” dove ancora oggi, numerosi artigiani lavorano il rame e l’ottone (grandi piatti, lampade con vetri colorati, scatole e scatoline di ogni misura, teiere in ottone o argentone). Vicino c’è il suq dell’oro dove molti si soffermano. Interessante il suq delle spezie e delle erbe medicinali che ci accoglie con tanti profumi e colori; facciamo una pausa presso un grande cortile dove si aprono numerosi ed eleganti negozi di tappeti, di oggetti lavorati in argento e in avorio; qui ritroviamo, a prezzi più alti, gli oggetti lavorati dai Tuareg che abbiamo visto nel deserto e tanti altri prodotti dell’artigianato locale e arabo.
Lunedì 09/01 Al mattino visita della città vecchia, facciamo il giro delle mura ottomane, partendo dal Castello Rosso, ci guida sempre Marani. Ammiriamo quella che oggi è detta Porta Gheddafi; un tempo “porta del mare” antico accesso alla città dal Mediterraneo, quindi l’Arco di Marco Aurelio e la Moschea Gurgi che visitiamo, ammirando le migliaia di mattonelle decorate a motivi geometrici e floreali e le cupole tutte in stucco traforate.
Marami ci fa sapere che, anche nella preghiera, i due sessi vengono separati, in quanto in quella moschea, le donne hanno riservato il piano superiore e gli uomini, il piano inferiore. Non possiamo visitare “Casa Karamali” perché chiusa . Visitiamo una antica Moschea, viene aperta per noi, grazie a Marani, è molto bella e suggestiva; il colore giallo particolare, ci dice Marami, è stato ottenuto, aggiungendo migliaia di uova, al color base. . Continuiamo per le vecchie strade dove vi sono vecchie ma belle costruzioni che si sta cercando di restaurare, quali il bagno pubblico (l’hammam ) aperto agli uomini in alcuni giorni, in altri alle donne, l’ex prigione turca, la scuola ebraica e numerose altre . Alcuni si soffermano ai suq, altri rientriamo ai camper. Nel pomeriggio visita alla città nuova, o meglio ai quartieri coloniali, cioè quella parte di città nuova costruita dagli italiani, negli anni venti. Sono le strade che si dipartono dalla piazza Verde dirigendosi verso la parte opposta del Castello Rosso e della Medina e lungo il mare. Lungo queste strade sorgono edifici molto imponenti che non hanno nulla, in stile orientale, dal punto di vista architettonico. E’ una lunga passeggiata : Palazzo del Governo, l’ex Banca di Roma, la Galleria del Bono con il suo portico quadrato che mette in comunicazione due strade e dove, ai tavolini del bar ( famosissimo ! ) siedono giovani e meno giovani, intenti a fumare il narghilè. Siamo, con garbo, invitati a sedere e …fumare. Ma non abbiamo molto tempo e continuiamo il nostro giro. Ci soffermiamo dinanzi a quella che fu eretta come cattedrale di Tripoli, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, oggi trasformata in moschea ; infatti sulla cupola, trasformata in minareto, vediamo, al posto della croce, la mezza luna islamica: Corsi e ricorsi della storia! Numerosi sono i palazzi, anche di notevole interesse artistico, ma tutti necessitano di un buon restauro. Rientriamo ai camper per prepararci per la cena in un locale vicino al mare e alla….pescheria! Raggiungiamo il posto con i taxi-bus e andiamo a scegliere il pesce nei banchetti posti lungo la strada : è veramente pesce fresco! Triglie, saraghi, calamari, cernia, gamberetti, c’è ampia scelta! Ciascuno paga il suo pesce e lo si porta nel vicino ristorante, ( simile ai nostri), dove, all’ingresso vi sono due grandi barbecue con la brace pronta. Viene portato cuscus, patatine fritte e insalata e…. attendiamo il pesce; purtroppo il pesce arriva , ma cotto male, o bruciato o freddo! Peccato! Rientriamo un po’ contrariati.
Martedì
10/01 Si parte alle h 8, direzione confine Tunisia, ma prima andremo a visitare ancora un sito archeologico: Sabratah. Pioviggina, giungiamo all’area archeologica sotto una pioggerellina fine, fine; non c’è nessuno, forse è ancora presto. Queste rovine romane sono state riconosciute dall’Unesco, “Patrimonio dell’Umanità”. Anche questo sito costituiva un approdo per permettere gli scambi commerciali fra le coste del Mediterraneo e quelle dell’Africa. Non è paragonabile a Leptis Magna per quantità di scavi o per i marmi, ma debbo confessare, che ha suscitato in me un’emozione maggiore; mi è apparsa più suggestiva e forse un tantino, come dire, più misteriosa, coinvolgente. Stupefacente e struggente il gioco di luce sulle rovine! Il sole faceva ogni tanto capolino fra le nuvole e rendeva dorate le pietre arenarie; se lo sguardo si rivolgeva al mare, ci si trovava ad ammirare lo spettacolo delle colonne del tempio di Liber Pater sullo sfondo del mare, blu intenso, con pennellate di bianco, create dai flutti che il vento provocava! Impieghiamo circa due ore per visitare i siti più importanti , ci fermiamo al teatro: semplicemente spettacolare il fronte scena! alto circa venti cinque metri, si innalza su tre ordini di colonne con al centro una grande porta che guarda il mare! Numerosi bassorilievi in marmo, ben conservati, rivestono il pulpito. Lasciamo a malincuore il posto e ritorniamo ai camper, nel posteggio dell’area archeologica, ora invasa di pulman e turisti. Sorpresa: per il pranzo, Angela che non ci ha accompagnato nella visita, ha preparato, per tutti, maccheroni al sugo di maiale e salsiccia! Il sugo è stato portato da Pina. Riprendiamo il viaggio verso la frontiera libica dove arriviamo alle h 15. Restituiamo le targhe libiche e la carpetta che ci era stata data in consegna all’ingresso in Libia e hanno inizio le pratiche di frontiera. Salutiamo Marani (il poliziotto ci ha lasciati a Tripoli) ringraziandolo della pazienza avuta verso di noi e ci scambiamo gli indirizzi, ripromettendoci di incontrarci, qualora fosse venuto in Italia. Alle h 16,45 superiamo la frontiera libica e rimettiamo a posto gli orologi. Cominciano le pratiche tunisine: alle h 18,30 attraversiamo il confine tunisino e ripercorriamo la strada dell’andata. Posteggiamo in uno slargo, su una rotonda, all’incrocio di più strade, senza entrare a Gabes. Un poliziotto si è avvicinato e ci ha rassicurati sulla sicurezza in quanto, lo slargo è sorvegliato dalla polizia.
Mercoledì 11/01
Giovedì 12/01 Mezza giornata libera, fa piuttosto freddo, ma ciò nonostante, molti di noi si sono alzati presto per vedere arrivare le barche con il pesce. Mariella e Nino ne comprano un bel po’ e dopo averlo pulito, sul posto, lo surgelano in camper! Più tardi impazziamo per la Medina! Non siamo stanchi di vedere i prodotti multicolori che riempiono i negozi; ma ormai siamo smaliziati e sappiamo contrattare anche se i prezzi ci appaiono un po’ più alti. Bellissimi i piatti! Si riparte all’immancabile e puntuale, fischio di Gaetano, alle h 14.30 verso Tunisi. Questa volta non attraversiamo la città perché Gaetano ci fa prendere un traghetto che ci porta direttamente al porto. Ci sistemiamo in attesa dell’imbarco; ha ripreso a piovigginare e ne approfittiamo……ancora per gli ultimi acquisti! Siamo fermi in uno spiazzo dove, numerosi venditori di ceramiche ci invitano a spendere gli ultimi spiccioli. Infine ci imbarchiamo. Ci si rivede nel salone della nave; non siamo allegri come alla partenza, ma sicuramente soddisfatti del viaggio e della…..compagnia! Siamo stati bene assieme e abbiamo stretto delle amicizie che, penso, potranno consolidarsi anche con altri viaggi. Salutiamo Bruno e Lea, loro scenderanno a Salerno, e ci diamo appuntamento per domani mattino, al momento dello sbarco.
Venerdì
13/01 Sbarco alle h 8 e dopo i saluti e gli abbracci,……..ciascuno per la sua strada! Con il camper, da Catania a Catania, circa Km 4960.
Pina Basile |
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